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La missione genovese a Santo Domingo
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La missione genovese a Santo Domingo (Repubblica Dominicana)

Alcuni flash di vita quotidiana (1998)

1: VITA DI PARROCCHIA (1)

Domenica 22 Novembre 1998

Ciao a tutti!

Comincio a raccontarvi qualcosa di questa mia esperienza missionaria di Santo Domingo.

Sono arrivato qui da ormai 3 settimane, e inizio a rendermi conto di dove sono.

Inizio oggi con alcuni flash sulle comunità parrocchiali con le quali lavoriamo:

  1. La presenza dei laici è molto viva! Molti di loro non hanno nessuna difficoltà ad assumersi le responsabilità quando necessita.
    1. Ogni parrocchia ha i suoi MINISTRI DELLA PAROLA, che in settimana guidano una celebrazione della parola di Dio nei settori della parrocchia. Il rito è tratto da quello della Messa, senza ovviamente la Liturgia Eucaristica e la Comunione. Si leggono le letture del giorno, e il ministro della parola fa l'esortazione (in pratica è una vera e propria omelia) su di esse, con preparazione e competenza, certo non a livello esegetico, ma esprimendo con proprietà il pensiero della chiesa.
    2. Ancora, la vita della parrocchia è data dtalla funzionalità delle COMUNITÀ DI BASE, ognuna delle quali ha il proprio animatore. Il parroco settimana per settimana dà agli animatori le indicazioni su come impostare l'incontro, dopodiché è l'animatore a gestire il tutto. Inoltre gli animatori si occupano di fare una prima preparazione dei non battezzati per il battesimo, si tiene informato delle condizioni di necessità della zona nella quale tiene la comunità, e segnala al parroco eventuali bisogni o avvicinamenti alla fede.
  2. La devozione popolare è molto viva.
    1. Risalta soprattutto la devozione mariana. Non è però fine a se stessa: l'impressione è che ci sia una chiara coscienza del primato di Cristo e dell'origine e del fine di tutto in Dio Padre.
    2. Viene invocato moltissimo lo Spirito Santo, e in particolare viene molto sentita la preghiera di lode, nella quale i laici stessi si lanciano sempre senza paura e con grande apertura di cuore.
    3. Molta gente partecipa alla Messa nei giorni feriali, e questo in orari da noi impensabili: alla messa delle 7 del Mattino ci sono 80-100 persone! Anche alla domenica la messa parrocchiale è spesso molto presto, sempre verso le 7 del mattino, e la chiesa è piena, anche di giovani!
  3. La situazione a livello di Sacramenti è invece precaria.
    1. I battezzati sono una minoranza, a quanto sembra. Ciò perché molti bambini nascono da madri minorenni, e i genitori sotto i 16 o 17 anni non possono dichiarare i figli. Così si aspetta, ma quando arriva l'età in cui la legge permette la dichiarazione molte coppie si già sono sfasciate e ricostruite diversamente, e spesso il nuovo padre non ne vuole sapere di dichiarare i figli.

      La chiesa accetta di battezzare solo i bambini dichiarati, e così molti che non sono dichiarati, pur essendo cristiani i loro genitori, non possono essere battezzati (purtroppo un bambino non dichiarato non può neanche iscriversi alla scuola, e questo è uno dei fattori di un analfabetismo che continua).

    2. Altro problema è quello della famiglia. Qui il legame di coppia è molto labile, e le famiglie si disfano spessissimo, e altrettanto spesso si ricompongono, naturalmente con partner diversi. Questo mette coloro che partecipano alla vita della comunità, e che vi si trovano molto bene, nella situazione di dover prendere una decisione chiara riguardo alla vita matrimoniale. Spesso questa decisione è vista come troppo difficile, e così nelle parrocchie ci sono moltissime persone che, pur vivendo con entusiasmo la loro fede, non sono sposate nel Signore e non possono di conseguenza fare la comunione. Uno dei preti ai quali diamo il cambio stima che solo il 10% di coloro che partecipano alla Messa domenicale sia sposato in chiesa. Gli altri convivono o sono sposati solo civilmente.

* * *

Per adesso mi fermo qui. Mi rifarò vivo quanto prima.

Voglio però ancora raccontarvi un fatto recente.

Questa mattina la sveglia è stata alle 4.20 (sic!), perché un'animatrica di comunità ha proposto di fare un "rosario dell'aurora": in pratica una processione da una cappella alla chiesa parrocchiale, dicendo il rosario, cantando e lodando il Signore. La proposta è stata accolta con entusiasmo dal resto della comunità, hanno partecipato circa 150 persone, cantando a gran voce (qui alle 5.30 sono già tutti svegli e quindi non si è disturbato nessuno!).

Alcuni laici hanno introdotto i misteri del rosario con preghiere-meditazioni che hanno edificato tutti. Il tema era l'unità della comunità, e il riferimento era l'ansia generata dal cambiamento del parroco.

Il rosario, recitato attraverso le straduzze non asfaltate del barrio (=quartiere), è durato un'ora e mezza, senza che nessuno disturbasse o desse segni di stanchezza. Poi tutti hanno partecipato alla Messa. Naturalmente cantando in maniera viva, come fosse una messa festiva.

Tutto questo lascia nel cuore un grande senso di contentezza, perché la fede di questa gente si esprime in una maniera semplice ma molto intensa, ed è di grande edificazione per noi italiani!

Ok, ora basta. A presto.

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2: UN PERSONAGGIO CARATTERISTICO: PIPIN

Martedì 26 Novembre 1998

Ciao a tutti!

Vi presento oggi un tipo di queste parti, una persona caratteristica, che dà un'idea della bontà dei dominicani.

Tra le persone che incontro tutti i giorni nella parrocchia c'è un vecchietto che sembra avere 65 anni. Si chiama Pipin.

Di mattina lo incontri per la strada, che sta portando una carriola di materiale o di cenere. Ti saluta, sorridente, scambia volentieri due parole, ti saluta contento.

Di pomeriggio ancora lo vedi, attorno alla sua casa che è vicina alla strada che faccio tutti i giorni a piedi per arrivare alla parrocchia. È sempre impegnato a fare qualcosa, e ha sempre sulla bocca un sorriso che ti fa sentire perfettamente a tuo agio.

Di notte fa il guardiano notturno della parrocchia e della scuola annessa. Arriva verso le 20.30-21, vestito con una mimetica da militare, e con il testa un cappello da "marines" degli Stati Uniti. Ti saluta come sempre, non si lamenta mai di nulla. Inizia una notte nella quale potrà dormire soltanto qualche spizzico di ora, ma non gli pesa. Fa volentieri il suo lavoro. Arrivando in parrocchia verso le 6.30 del mattino è lì che sta mettendo a posto o pulendo per terra, e sempre lo vedi sereno e contento.

Durante la giornata lavora per la parrocchia: spazza, raccoglie i rifiuti che i bambini della scuola lasciano da tutte le parti (un po' come in Italia), e getta il tutto in una specie di forno fatto con blocchetti di cemento. Quando sarà pieno potrà bruciare la spazzatura e portare via la cenere.

Vive solo Pipin o ha famiglia? ancora non sono riuscito a capirlo. Però quest'uomo intacca un'idea che mi viene spesso in testa: che i dominicani amino star sdraiati a fare la siesta.

Pipin è uno che lavora. E che lavora volentieri.

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3: GIOVANI CHE VIVONO CON FEDE.

Venerdì 4 Dicembre 1998

Qui, come credo anche da voi, stiamo celebrando la novena dell'Immacolata. La preparazione consiste nella messa del mattino (alle 7, come tutti i giorni!) e in una celebrazione della parola alle 19.30.

Ieri sera mi ha colpito la presenza dei giovani alla celebrazione serale: ne ho contati 15. Hanno partecipato al rosario, che inizia sempre mezz'ora prima delle celebrazioni, ed è vivacizzato da molti canti, e quindi hanno ascoltato la parola di Dio.

Nessuno li ha obbligati. Sono venuti spontaneamente. E colpisce l'entusiasmo con il quale cantano: battono le mani (come tutti gli altri), qualcuno accenna un movimento di danza con il corpo. Si vede la gioia di essere cristiani e di cantare le lodi di Dio.

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3bis: 5 DITA TAGLIATE

Questa mattina una signora della comunità mi ha accompagnato a portare le comunioni del primo venerdi del mese.

Abbiamo visitato diverse famiglie nella zona più povera della parrocchia. Due di esse di hanno colpito:

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4: ZINCO E LEGNO PER I CICLONATI

Martedì 8 Dicembre 1998

Ciao a tutti. Spero continuino a farvi piacere queste piccole notizie della vita della nostra missione. Buona lettura!

 

Le conseguenze dell'uragano George qui sono state forti. La metà almeno delle abitazioni ha subito danni. Soprattutto le baracche, e tutte quelle case che hanno il tetto di lamiera, sono rimaste scoperchiate. A un mese dall'uragano il governo non aveva ancora fatto nulla per iniziare una ricostruzione.

Grazie alla "verve" di p. Lino (il nostro missionario che io andrò a sostituire), che ha cercato in tutte le maniere di portare la situazione della parrocchia - e del paese - di fronte agli amministratori pubblici, è iniziato ad arrivare qui del materiale: lastre di zinco e travature e assi di legno.

Grazie ai contatti con INVI (Instituto Nacional de la Vivienda - Istituto Nazionale della Casa), p. Lino ha potuto inviare un ingegnere per verificare lo stato delle singole abitazioni e la quantità e il tipo di materiale necessario.

Ciò ha permesso che, man mano che c'era del materiale da distribuire, si sapesse precisamente a chi distribuirlo, onde evitare ogni tipo di appropriazione indebita.

Molto materiale non ricevuto da INVI è stato comprato dallo stesso p. Lino grazie a fondi suoi e ad aiuti ricevuti dall'esterno.

In media ogni casa distrutta necessita di una ventina di lamiere e di una quarantina di pezzi di legni (assi, travetti, ecc.).

Grazie alla mossa che il governo si è dato e grazie anche alle altre disponibilità già un 300 abitazioni hanno potuto riavere il tetto. Purtroppo ne rimangono almeno ancora il doppio qui in Guaricano.

Il criterio che p. Lino sta seguendo dà la priorità alle famiglie che hanno infermi, vecchi, bambini piccoli. Purtroppo molte altre famiglie non possono ricevere l'aiuto che vorrebbero. Questo genera lamentele - e anche esposti - nei confronti di p. Lino, il quale per amore del Signore sopporta con pazienza.

Stanno arrivando anche le somme raccolte dalla diocesi di Genova. Ciò permetterà di continuare questa opera di ricostruzione, oltre all'aiuto che si potrà dare a malati cronici (che lo stato non segue più per le conseguenze del ciclone), e a famiglie che non guadagnano abbastanza per mettere insieme una quantità di cibo sufficiente.

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5: LA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA DI SAN JUAN DE LA CRUZ

Domenica 13 Dicembre 1998

Ciao a tutti! Altri flash della vita ecclesiale di qui:

Oggi abbiamo partecipato alla messa di consacrazione di una nuova chiesa della nostra zona: san Juan de la Cruz (san Giovanni della Croce, famoso riformatore spagnolo dell'ordine carmelitano), tenuta dai padri carmelitani.

La celebrazione è stata presieduta dal cardinale arcivescovo Lopez Rodriguez, con il suo vicario generale e una decina di preti; presenti molto studenti carmelitani, e la chiesa stipata di gente della parrocchia e delle parrocchie vicine.

Mi hanno colpito due generi di fatti:

Uno, l'omelia del cardinale, il quale, dopo aver commentato la parola di Dio, ha continuato parlando con entusiasmo della Grande Missione Diocesana, in fase di preparazione, e che dovrebbe presto entrare nella fase operativa. In ogni parrocchia, missionari laici si rendono disponibili per 15 giorni di annuncio di Cristo e per una catechesi sulle relazione umane fondamentali (spero mi diano il permesso di mettere sul sito la descrizione di questa Missione, perché è veramente preparata bene!).

Però il cardinale non si è limitato ad invitare alla disponibilità per la missione, ma ha insistito sul fatto che ci deve essere un "dopo": in ogni settore di ogni parrocchia deve continuare l'opera di annuncio, attraverso centri di catechesi permanente.

La convinzione con cui il cardinale ha parlato di questa missione mi ha colpito molto, e spero di poter dare il mio contributo per la sua buona riuscita.

 Il secondo genere di fatti che mi ha colpito è stato la gente che partecipava.

Un padre di famiglia sui 40 anni portava una cravatta di un viola tipicamente liturgico, e vi era disegnata sopra ben netta una croce. Da noi sarebbe impensabile.

E poi i canti: erano diversi da quelli che sono abituato a sentire nella nostra parrocchia; sembravano più smorti, meno partecipati; davano l'impressione di essere canti imparati apposta per questa occasione, e quindi non ancora "masticati" dalla comunità. Però alla fine della celebrazione, quando non c'era più niente di "ufficiale", è partito spontaneamente un canto che ho già sentito molte altre volte, e in quello ho visto tutta la gioia e l'entusiasmo dei presenti: battere le mani, accennare con il corpo una danza, tamburelli, tamburo, mani alzate, gioia sui volti. Questa gente ha una fede, e gioisce di esprimerla. Ti porta spontaneamente a lodare il Signore!

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6: GLI "AGUINALDOS" DI NATALE

Lunedì 21 Dicembre 1998

Ciao a tutti: un breve racconto di una esperienza di qui, insieme agli auguri più sentiti di un Buon Natale!

 

C'è una bellissima tradizione che è di tutta l'America Latina: gli "aguinaldos" (leggi "aghinaldos"), che i bambini e i ragazzi fanno in prossimità del Natale.

Aguinaldo viene da un fiore bellissimo che spunta da queste parti in dicembre, e il suo nome significa "regalo".

I bambini amano fare gli aguinaldos di notte, tipicamente verso le 2 o le 3: passano per le strade, cantando e facendo baccano, come per risvegliare tutti. La gente accetta di molto buon grado questa sveglia nel cuore della notte, si affaccia alla porta e dà qualche moneta ai ragazzini che li hanno svegliati.

In questa parrocchia l'aguinaldo natalizio è stato scelto dal parroco per la preparazione al Natale: tutta la comunità parrocchiale è stata invitata a scendere in strada alle 5 di mattina, i giovani in testa, e a girare per il barrio cantando ritornelli natalizi. A chi si affacciava veniva dato un volantino con l'invito a partecipare alla Messa della "Noche Buena", la Messa di Mezzanotte. E questo per 3 dei 9 giorni della Novena di Natale.

Per me europeo è stata una piacevole sorpresa vedere come nessuno era scocciato di essere svegliato; anzi, da parte di tutti c'era la gioia di vedere una massa di giovani, bambini e adulti, cantare gioiosi al bambino che nasce.

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7: NATALE: GLI APPLAUSI AL BAMBINO

Lunedì 28 Dicembre 1998

Ciao a tutti!

Vi racconto due cose piccole del Natale della parrocchia qui.

La notte di Natale: al Gloria, quando si suonano campane e campanelli, la comunità ha invece risposto con un applauso di quasi 5 minuti. Tributo di fede e di lode al Dio che si fa uomo e bambino. Altro applauso dopo la consacrazione, al Cristo presente nel sacramento del pane e del vino.

Al termine della messa, ho voluto portare alla comunità gli auguri natalizi che da parecchi mi sono arrivati con la espressa richiesta che fossero trasmessi a tutta la gente. Anche lì un altro applauso è partito, spontaneo e vivo, segno di riconoscenza per la presenza della missione genovese in Guaricano.

Buon Anno a tutti!

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Luglio 1999